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Adam Smith è colui che più di tutti ha spiegato che cos’è il capitalismo. Nacque a Kirkaldy, in Scozia, una piccola città costiera vicino Edimburgo. Smith si formò all’Università di Glasgow e al Ballioll College di Oxford, in Inghilterra. In seguito insegnò ad Edimburgo e divenne professore all’Università di Glasgow. Poco dopo, Smith partì per la Francia come precettore del Duca di Buccleugh e lì incontrò Quesnay, Turgot e Voltaire. Durante il periodo francese, Smith iniziò a scrivere La ricchezza delle nazioni che concluse dopo il suo ritorno in Scozia. Tale opera seminale fu pubblicata nel 1776. Nel 1778, seguendo le orme paterne, divenne ufficiale doganale e morì nel 1790 all’età di 67 anni.

Generalmente è posta una grande enfasi sul contributo di Smith nel campo dell’economia, mentre appare sottostimata la sua prospettiva religiosa e morale. Ne La teoria dei sentimenti morali, Smith trattò il ruolo della sympathy nel mettere in relazione l’interesse personale con la virtù. Se si consente al libero mercato di operare e se le persone sono benestanti, queste ultime avranno la possibilità di prendersi cura degli indigenti. In una società primitiva, le persone in primo luogo s’interessano della minima sussistenza. Inoltre, Smith ha argomentato che il mercato promuove virtù quali la responsabilità, l’onestà, la frugalità, l’abilità e l’auto-controllo. Nel processo di acquisizione della ricchezza e del potere, simili virtù si mostrano necessarie. Nel passato, non esisteva un tale meccanismo o incentivo che orientasse la virtù. Smith ha scritto che prima dell’avvento dell’era commerciale, la ricchezza e la povertà dipendevano dall’inganno e dal privilegio.

Oltre al mercato, altre istituzioni, quali ad esempio la Chiesa e la società potrebbero sostenere la virtù. Smith riteneva che la religione fosse un’espressione del bisogno di giustizia e di benevolenza nel mondo materiale e dichiarava: “rinvigorisce il naturale senso del dovere”. Tuttavia, egli scrisse che la Chiesa istituita, che intendeva fondare la religione sulla tassazione, avrebbe indebolito l’incentivo all’evangelizzazione. Nella società, argomentava Smith, un’associazione di persone dotate otterrebbe risultati simili. Se si sceglie di associarsi con brava gente, è probabile che si ottengano buoni risultati

 

Fonti: Jerry Z. Muller, Adam Smith in His Time and Ours, Princeton University Press, Princeton 1993; E. G. West, Adam Smith: The Man and His Works, Liberty Press, 1976.