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Uno dei maggiori pensatori cristiani del XX sec., C. S. Lewis fu all’inizio uno studente e in seguito un docente molto apprezzato all’Università di Oxford per quasi 29 anni, prima di diventare professore di Letteratura Rinascimentale e Medievale presso l’Università di Cambridge fino alla fine della sua carriera.

Ateo per tutta la prima parte della sua vita, adottò il teismo nel 1929 e si convertì al cristianesimo nel 1931. Nonostante fosse un oratore nonché scrittore molto dotato – scrisse una gran quantità di opere di carattere narrativo, didattico e devozionale senza considerare la sua considerevole produzione accademica – Lewis non divenne mai famoso come commentatore politico. Evitò sempre coinvolgimenti di parte; e infatti, respinse una carica che gli venne offerta da parte di Winston Churchill, nella convinzione che i suoi oppositori avrebbero sfruttato questo fatto per accusarlo di fare della propaganda ai danni della sinistra.

Nonostante nutrisse una certa diffidenza nei confronti della politica in quanto tale, spesso fece delle analisi che si rivelarono esatte col tempo in merito a molti temi politici. Un esempio è un’acuta critica mossa dal Lewis a ciò che egli definiva “lo Stato onnicompetente,” o per meglio dire, il moderno stato sociale che promette la panacea per tutti i mali sociali.

Egli lo considerava contrario alla libertà umana e alle istituzioni preposte alla sua difesa, mentre era favorevole ad un regime a governo limitato. Era un po’ diffidente nei confronti del progresso tecnologico, ma solo perché la tecnologia nelle mani di uno Stato onnicompetente avrebbe dato luogo ad una tirannia molto diffusa ed estesa. Notava anche che il miraggio dello stato assistenziale è comprensibile di fronte all’apparente sconfinata sofferenza umana, tuttavia esortava i suoi lettori dal guardare sempre con sospetto questi venditori di sogni utopistici. Egli al contrario promuoveva le buone azioni da parte di ogni singolo cittadino cristiano che si trovava coinvolto nella lotta quotidiana della vita in questo mondo tetro e corrotto, affermando che “ l’arte del vivere consiste nell’afferrare tutto il male che ci si presenta fintanto che ci è possibile”.