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Friedrich August von Hayek è conosciuto ovunque nel mondo. Sin dalla pubblicazione di suo La via della schiavitù del 1944, il suo nome è stato un punto di riferimento per la tradizione del liberalismo classico in un mondo di economia keynesiana. Dal giorno in cui gli venne conferito il Premio Nobel in economia nel 1974 è stato sempre più affiancato alle soluzioni che intendevano rispondere alla crisi causata dall’economia keinesiana. Oggi, a dieci anni dalla sua morte, Hayek non è soltanto associato alla vincente rinuncia delle teorie keynesiane, ma anche ad una possibile alternativa al generale stato di crisi sociale e costituzionale, corollario del modello economico del Keynes.

Hayek abbandonò il pensiero socialdemocratico del periodo universitario, leggendo l’opera di Mises del 1922: “Socialismo”. Partecipò attivamente ai seminari che Mises teneva a Vienna e collaborò all’opera di Mises sui cicli economici. Così, quando nel 1931 Hayek accettò la Cattedra alla London School of Economics, diede un grande contributo al dibattito sull’economia pianificata, inaugurata proprio da Mises.

L’opera economica di Hayek è stata ed è molto stimata. Egli era persuaso che l’evidenza razionale smentisse l’erroneo pensiero economico di Keynes, che in seguito ha mostrato in modo lampante tutti i suoi limiti. Gli studiosi continuavano ad accettare un modello economico errato perché esistevano aspetti più profondi che li spingevano a preferire ciò che è errato a ciò che è giusto.

Andando oltre i puri fondamenti economici, Hayek partì dalla scienza economica ed esplorò ambiti più vasti: specialmente la politica, il diritto e la filosofia costituzionale.

Gli scritti di Lord Acton giocarono un ruolo centrale nello sviluppo del pensiero di Hayek durante gli ultimi quindici anni della sua vita. Al pari di Acton, Hayek ha posto l’accento sulla centralità dalla morale nello sviluppo di una civiltà avanzata, sebbene, a differenza di Acton, Hayek fosse esplicitamente agnostico. Mostrò come un’economia prospera e sviluppata richieda un ordine morale sano. Interpretò il diritto come un processo evolutivo e similmente considerò la morale il risultato di un processo. Le civiltà riconoscono i principi morali la cui esperienza mostra di guidarle verso una società sana in quanto a prosperità e libertà

Ne La presunzione fatale, pubblicato nel 1988, egli scrisse: “Per capire la nostra civiltà si deve comprendere che questo ordine esteso non è derivato da un disegno o da un’intenzione umana, ma è un risultato spontaneo. Esso è sorto dal conformarsi intenzionalmente a certe pratiche tradizionali e in larga misura morali, molte delle quali gli uomini tendono a detestare, il cui significato spesso non riescono a comprendere, la cui validità non possono provare e che tuttavia si sono diffuse abbastanza rapidamente tramite una selezione evolutiva – l’aumento relativo della popolazione e della ricchezza – di quei gruppi a cui è capitato di seguirle. L’adozione inconsapevole, riluttante e anche dolorosa di tali pratiche ha tenuto questi gruppi insieme, ha aumentato il loro accesso a preziose informazioni di tutti i tipi e ha permesso loro di ‘essere fecondi, moltiplicarsi, riempire la terra e sottometterla’ (Genesi, 1, 28). Questo processo è probabilmente il meno compreso dell’evoluzione umana”.